La morte del chiodo

Cultura MontesE se provassimo a rileggere da un altro punto di vista la storia dell’alpinismo?
Inizia così la prefazione all’interessantissimo libro di Emanuele Cassarà, edito nel lontano 1983 ma ancora di stretta attualità.
Già da questa “provocazione” si capisce quanto sia avvincente, e profondo, il testo in esame che, nella sua prefazione, così continua:
la potremmo dividere in sette periodi; 1) il periodo della scoperta di un mondo altissimo rispetto alle nostre abitudini; 2) il periodo della scoperta che salire su quel mondo altissimo è piacevole; 3) il periodo della scoperta che ogni vetta è un traguardo; 4) il periodo della scoperta che per toccare quelle vette si possono seguire itinerari molteplici; 5) il periodo della scoperta delle montagne come luogo di interesse sociale; 6) il periodo della scoperta che la storia dell’alpinismo presenta lati oscuri e infine il periodo della scoperta che tutta la storia dell’alpinismo si può riscrivere ricominciando a salire le montagne in un altro modo.
Risulta evidente già sfogliando questo primo elenco di “periodi” nei quali Cassarà ha suddiviso la storia dell’alpinismo, quella canonica, che il testo si prefigge di demolire la concezione di alpinismo sin allora portata avanti dalla sua nascita, con tutti i controsensi dovuti alle innovazioni che anche in campo alpinistico hanno prodotto delle rivoluzioni, quanto positive sta ad ognuno di noi stabilirlo.
Il dibattito su cui si incentra principalmente il testo, stupendo, è sempre quello: l’uso, e l’abuso, del chiodo in alpinismo, e qui l’autore è stato veramente abile a procurarsi testimonianze preziosissime di alpinisti di prim’ordine del tempo e confrontandole tra loro.
Cito solamente, a voler sottolineare quanto sia interessante il dibattito che si sviluppa nel testo, una sorta di intervista che l’autore ha fatto nel 1982 a Riccardo Cassin, tralasciando ovviamente di approfondire le risposte del grande Cassin, per non sciupare il piacere di scoprire da soli il loro pensiero, leggendo il libro.
“il chiodo, in alpinismo, può procurare la morte?”
“Più chiodi ci sono più difficilmente chi arrampica può cadere, la sua risposta”.
“Ma se il ragazzo che sta salendo non è all’altezza della situazione?”
“Sarebbe molto più pericoloso se salisse in rapporto ad un altro, pensando: se è passato lui allora devo passare anche io”
“Basterebbe dirgli: rinuncia se non ce la fai ad avanzare senza attaccarti al chiodo. Ad Aldino Anghileri, alpinista ancora giovane tra i più potenti e coraggiosi, è accaduto a Finale Ligure di vedersi accusare da un ragazzotto che saliva su un itinerario di fianco al suo. Aldino in posizione delicata s’era attaccato alla fettuccia, il ragazzotto col dito gli faceva cenno che no, così non valeva”
“io l’avrei mandato al diavolo quello lì; tu sei un bigolo gli avrei detto, piuttosto che cadere io mi attacco”
Questi sono gli scambi di vedute che caratterizzano il bel libro di Emanuele Cassarà dal titolo “ La morte del chiodo – montagne da ri-conquistare”.
Buona lettura


 

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